Salgo da solo

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L’ha detto e io sono rimasta un po’ imbambolata. “Salgo da solo, tu vai via!”.

L’ho lasciato andare e sono rimasta a guardarlo mentre trotterellava allegro e un po’ orgoglioso per le scale della scuola. Avrei voluto trovare una scusa per salire e accompagnarlo fin sulla porta della sua classe, come ho sempre fatto. Invece, mi sono voltata, ho aperto la porta e sono uscita. Poi mi sono fermata sotto il finestrone e ho aspettato fino a quando non ha appiccicato il naso al vetro e mi ha salutato con la mano ancora cicciottella, da bambino piccolo.

Quella scena si era già presentata qualche anno fa con sua sorella: stessa scuola dell’infanzia, stessa aula, stesse maestre. Me lo sarei dovuta aspettare, invece no, mi ha colto di sorpresa, mi ha lasciato spaesata anche se solo per una mancata di secondi. Il suo “salgo da solo” è una di quelle centomila cose che, nella mia vita di mamma, mi hanno fatto navigare tra emozioni contrastanti: da un lato la felicità di vederlo voler sperimentare, dall’altro l’inesorabilità del tempo che passa.  Eppoi quelle due forze contrapposte, o forse complementari,che tirano noi mamme ( e pure i papà): il desiderio di proteggerli da tutto e la responsabilità di lasciarli andare. Anche solo per due rampe di scale.

 

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