Noi trafficanti di vestiti

 

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Si aggirano con grandi bustoni. Si danno appuntamento al parco o addirittura si concedono un caffè. Sono le mamme trafficanti di vestiti, categoria di cui orgogliosamente faccio parte.

Entrare nella setta è facile: basta non essere patite dello shopping e avere un numero sufficiente di amiche, colleghe e conoscenti con figli più piccoli o grandi dei vostri. Nel primo caso sarete spacciatrici, nel secondo beneficiarie. Spesso si è entrambe le cose contemporaneamente.

Gli scambi possono avvenire in qualsiasi luogo e momento dell’anno anche se indubbiamente sono molto più intensi nei periodi dei cosiddetti cambi di stagione. Basta munirsi di una grande busta e di un po’ di pazienza. La pazienza non guasta mai, la busta, invece, serve semplicemente a mettere dentro i vestiti che non vanno più ai vostri pargoli. Sì, anche la maglietta che vi piace tanto e che continuate a far indossare a vostro figlio anche se va alla materna e zia Maria gliel’ha regalata che ancora doveva cominciare il nido. Sì, anche la felpa dei pony di due taglie più piccole che vostra figlia insiste sia di moda così stretta.

 

Una volta preparato il pacco con i vestiti puliti e ben piegati ( potete evitare di stirarli) non vi resterà che consegnarlo all’amica prescelta. Quando la contattate fornite qualche informazione sulla dimensione della busta che recapiterete: eviterà di dover appendere al passeggino un sacco più grande di quello di Babbo Natale.

Io in questo modo riesco a “riempire” l’armadio delle gnome e del selvaggio senza spendere una fortuna. La quantità dei vestiti in entrata e quella dei capi in uscita generalmente si equivalgono.

Davanti a questa pratica qualcuno storce il naso. Molte trafficanti di vestiti hanno una zia o un’amica che, inorridendo davanti a questo scambio, si premurano di regalare qualcosa di nuovo senza aspettare i saldi. Questo permette alle fortunate di azzerare quasi del tutto la spesa in vestiti da “battaglia”, quelli che si usano per la scuola e che finiscono in lavatrice ad ogni ritorno a casa. Se a ciò si aggiungono delle nonne che regalano i “vestiti della domenica” il gioco è fatto!

Naturalmente il passaggio non riguarda solo i vestiti ma anche altri oggetti e accessori come seggiolini auto, sdraiette, fasciatoi, passeggini: insomma tutto ciò che entra in casa con un bambino piccolo e è destinato ad essere utilizzato solo per pochi mesi o addirittura settimane. Il bambino che per primo ha usato il seggiolone su cui si sono sedute le gnome e il selvaggio si appresta a prendere la patente. Il marsupio in cui li ho portati ha fatto avanti e indietro tra casa mia e casa della mia amica ad ogni nuovo arrivo.

Lo scambio di vestiti tra amiche e parenti può dar luogo a scene divertenti. La gnoma ad esempio quando qualcuno si complimenta per la sua mise, se i capi che indossa non sono di prima mano, precisa l’appartenenza di ogni singolo pezzo dal fermaglio ai calzini. Il selvaggio, invece, si informa sui precedenti proprietari.  Anche il veder tornare indietro, dopo giri più o meno complicati, i vestiti del primogenito ha un suo perché.

Esistono molte  forme organizzate di scambi tra genitori: dai mercatini ai negozi dell’usato, dal baby swap a moltissime pagine sui social. Seppur diverse tra loro tutte queste formule sono ugualmente utili e permettono di coniugare risparmio, lotta agli sprechi e sostenibilità.

Io continuo a preferire gli scambi informali tra amiche. Hanno il sapore antico degli scambi tra cugini  ( in fin dei conti la sharing economy ha fatto parte da sempre del dna di tante famiglie e basta guardare le foto dei compleanni per averne conferma) e spesso sono un ottimo pretesto per vedersi!

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